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Solo chi conosce la "piazzola" può capire cosa significhi il caldo di un pomeriggio d'estate sotto i teloni dei "banchetti" allineati in piazza VIII Agosto.
Non un filo d'aria: la cappa rovente dei tendoni di plastica tesi a proteggere dal sole ha reso l'aria irrespirabile; l'odore di sudore ristagna e si confonde con quello della merce: cuoio e pelle di scarpe appena uscite dalla fabbrica, abiti nuovi e usati, boccette di profumo scadente, sapone da barba, vecchie divise militari, zaini e berretti portati da chissà quale esercito in chissà quale guerra... Grasse venditrici ambulanti alle quali il caldo ha tolto perfino la forza di bestemmiare, intorpiditi venditori ormai suonati per l'afa di quel pomeriggio d'estate. Nessuno in giro: i clienti si guardano bene dal mettere piede sotto i teloni infuocati. E' uno di quei pomeriggi nei quali il solo pensiero di ammazzare un uomo dovrebbe debilitare, sfinire. Ma succede. Succede di tutto in questa tranquilla città di stampo antico. Ecco perché la centrale chiama l'auto 28 e Sarti Antonio, sergente, con l atesta fuori dal finestrino a cercare un alito di vento, deve fare forza su se stesso per reagire all'indolenza e rispondere alla chiamata. "Si. Auto 28 in ascolto." Ecco, così ho conosciuto Loriano Macchiavelli e così, forse, lo conoscerete anche voi se come me non avete ancora avuto modo e maniera di leggere le pagine di questo scrittore. Perché Macchiavelli è uno scrittore e per forza: con un nome così non avrebbe potuto fare altro nella vita se non scrivere. E scrivere bene per giunta. Che gli giro attorno è da un bel pezzo ma chissà poi per quale motivo non avevo ancora mai rotto quel diaframma che mi faceva lasciare sugli scaffali della Feltrinelli (quella sotto le due torri a Bologna) i suoi libri. Il che è ancora più strano se si pensa che molti di questi sono firmati a quattro mani proprio con Francesco Guccini, del quale - come molti ricorderanno - non ho mai fatto mistero di essere un vero e proprio ultrà. Sarà poi che in quella città ci ho davvero lasciato un pezzo di cuore, sarà perché in effetti "la piazzola" è proprio così come la descrive in poche righe o sarà semplicemente perché i racconti (tutti brevi, nel volume Sarti Antonio fra gente perbene, ed. Oscar Mondadori) sono davvero ben congeniati e ancor meglio narrati. Insomma... sarà un po' tutto questo. Sta di fatto che mi tiene compagnia, ogni tanto, in questo afoso giorno di fine giugno. E se dico afoso credetmi: è davvero così. Un altro delirio di aronar - scritto alle: 17:16 || commenti (2) Prendo a prestito il titolo del post dall'omonimo film del mai troppo compianto Massimo Troisi.
SI dice che il TRE sia il numero perfetto e magari è davvero così. Io, che non sono un cabalista, un poco ci credo (a parte la nostalgia degli anni in cui giocavo vestendo con orgoglio proprio suddetto numero) e perché mi dico che questa che è la terza stagione dentro ai valtur sarà quella perfetta. Lo sarà perché è già deciso che sarà anche l'ultima, quindi già le premesse sono eccellenti. Veniamo però a noialtri. Trascurai, mea culpa, le pagine di questo diario per un po' troppo tempo. Ora però sono in MSN con la Signora, per cui... lo trascurerò ancora un poco. Vi abbraccio tutti, con calore (nel vero senso della parola). Un altro delirio di aronar - scritto alle: 19:27 || commenti |
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