giovedì, 31 agosto 2006



Da promessa, eccomi qua.

Cosa descrivere, cosa raccontare, su cosa riflettere?
31 Agosto, giornata insolita, clima da fine del mondo. Il solo è luminoso e il cielo limpido, l’aria è abbastanza fresca e starsene sdraiati al sole è anche piacevole. Peccato che io non mi sdrai al sole da... non so, un mese in pratica. C’è mare grosso però, ma grosso e incacchiato. Ieri sera le onde arrivavano a lambire lo spiazzo della disco-mare e la salsedine che si levava ad ogni sciabordare di onde rendeva il cielo opaco. E un po’ anche le lenti dei miei occhiali che ho dovuto sciacquare con acqua dolce e sapone neutro.

Ecco, vedete, non c’era poi un granché da dire ma volevo dirlo e l’ho fatto.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 14:37 || commenti (1)





Stanotte ho scritto una cosa, sono molto indeciso se metterla on line oppure no...

All'inizio pensavo di no, perché magari poi passo per megalomane. Ma ho concluso che in fondo in fondo... megalomane lo sono, ma certe storie me le tengo per me.

Quindi pensavo di no all'inizio e lo penso anche adesso. Però oggi ho voglia di pubblicare qualcosa, quindi più tardi mi ci metto.




Vi abbraccio, come sempre.



Un altro delirio di aronar - scritto alle: 12:40 || commenti



lunedì, 28 agosto 2006



E' di nuovo un lunedì.
I lunedì non mi sono mai piaciuti... non so perché. Sarà perché lo associo con l'inizio della settimana (ma non è un motivo valido perché qui la settimana inizia il sabato...) o sarà perché mi ricorda la canzone di Vasco che mi piace un sacco. Sarà perché al mio paese c'è mercato e a me da piccolo non piaceva (si noti l'uso dell'imperfetto) o sarà perché non ho mai sopportato il dover andare a letto presto la domenica e mi sveglio sempre un passo oltre la soglia del rincoglionimento. Sarà per tutto questo o sarà perché, alla fin fine, non c'è un vero motivo.

Sta di fatto che in questo lunedì si cominciano a fare i bilanci complessivi dell'estate. Lo so (e lo sapete bene) che mi manca ancora un mese prima di poter tornare a casa mia, e che settembre sarà un'impresa titanica. Lo sarà e la cosa mi esalta molto. Ho imparato che rendo al massimo quando sono sotto pressione, sono fatto così. Lavorare in scioltezza non mi esalta, gestisco con sicurezza e calma le situazioni e cado quasi sempre in piedi. Ma rendo al 70%, non c'è verso. Il massimo lo raggiungo solo quando sono con l'acqua alla gola. Da sempre e non è il massimo...

Aggiornamento sul livello dei pistacchi: siamo al 60%. Oggi è giornata di percentuali a quanto pare... non è assolutamente premeditato ma mi piace e continuerò.
Allora vediamo:
- umidità dell'aria: 35%;
- presenze al villaggio: 90%;
- stanchezza fisica mia: 8%;
- stress psicologico: 19%;
- livello di autostima: 75%;
- risorse finanziarie: 48%.

A soddisfare certe curiosità e a solleticarne altre posso solo scrivere di aver trascorso una delle notti più piacevoli dell'ultimo semestre. E dato il semestre appena trascorso credetemi, non è niente affatto male.


E' un post inutile, lo ammetto, ma mi andava così.
Vi bacio un po' tutti, in ordine sparso.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 12:36 || commenti (2)



venerdì, 25 agosto 2006



Piove. Così, di punto in bianco, senza nemmeno uno straccio di preavviso. Fa freddino e, come sempre quando qui piove, lo spazio antistante la galleria è una fiera di bambini vocianti e ipercinetici. Fra le loro urla, le bestemmie dei genitori e quelle trattenute dell’equipe di animazione la mattinata si avvia ad essere una delle più faticose. Lo dico perché, ovviamente, oggi è giornata di trattative in galleria, aspetto un bel po’ di gente per definire le vendite e con tutto questo marasma non sarà affatto semplice mantenere la giusta concentrazione. Vabbeh, dita incrociate e testa lucida.

Invece... che bella la giornata che mi sono regalato a Reggio Calabria. Una buona fetta di pomeriggio l’ho dedicata alla visita del museo. Lo devo dire però: il museo non è per nulla accattivante. Non è ben strutturato e il fatto che sia privo di aria condizionata fa scendere la sua godibilità decisamente ai minimi storici. Paradossalmente ho trovato molto più interessante (e ben fatto) il museo di Vibo Valentia dove, per inciso, avevo già visto tutto quello che ho rivisto in quello di Reggio.
Intendo riferirmi alle ascendenze delle civiltà della Magna Grecia, alle migrazioni di popoli della colchide, della locride, etc etc. Seppure di questo già sapessi è comunque affascinante ripercorrere e riscoprire la raffinatezza dell’arte decorativa di queste popolazioni. Ciò che invece mi ha molto sedotto è stato il legame coi culti orfici e con quello, fortissimo, di Persefone.

Ma sono loro il motivo della mia visita al museo: i celeberrimi Bronzi di Riace. Se ne parla sempre e... beh, c’è il motivo. Al solito, averli studiati osservando le sole riproduzioni fotografiche è come definirsi un esperto di vini senza averne mai assaggiato uno. Che vitalità in quei corpi, che perfezione nella resa plastica e nella forza che da quelli emana! Sono rimasto nella sala (l’unica climatizzata lo ammetto... ma non è stato per quello!) un sacco di tempo. Non so quanto ma tanto. Da vedere per chi non avesse mai fatto l’esperienza.

Poi c’è stata Reggio di notte. Davanti agli occhi la Sicilia, e il cielo assolutamente terso e senza un briciolo di umidità ne favoriva la vista. Scintillante e magica... ecco come mi è apparsa la trinacria vista da li. Musica sul lungomare e bella gente. Una persona un poco più di tutte gli altri.


Di ogni città finisco col portarmi via pochi ricordi ma indelebili. Di questa mi terrò il profumo della brezza e il verde profondo di quegli occhi. Un bel bottino, tutto sommato.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 10:01 || commenti (4)



mercoledì, 23 agosto 2006



Ragazzi, che meraviglia.
Apro splinder e vedo che ci sono ben 5 (cinque!) commenti. Beh, mi fate davvero venire voglia di scrivere e dunque... lo farò!
Aspettatevi presto una mia pubblicazione...

Per oggi invece volevo raccontarvi della visita dei cari Invernomuto e signora, preceduti da quel demonio di Fire e ospitati dalla onnipresente e onnivora (???) Letty. Con la partecipazione speciale della preziosissima Laeriel.
E mi scuserete se uso i nick ma, al solito, per la privacy dei singoli (cui non chiedo mai il permesso di scrivere di loro). Ho detto che volevo farlo ma in realtà l'ho già fatto in una mail che ho appena spedito e che rileggendo (ovviamente come al solito dopo averla spedita!) ho trovato abbastanza esaustiva. Per cui...


E buongiorno, dunque.
Ti scrivo in una tiepida mattinata di fine agosto, con la brezza marina che muove appena le foglie e rinfresca l'aria il tanto che basta a rendere piacevole l'esposizione ai raggi solari e, sebbene l'azzurro del cielo sia impercettibilmente opacizzato da una sorta di caligine di umidità, si può affermare che è decisamente un eccellente inizio di giornata.

Si diceva di novità e costanti nella vita (?) di villaggio, si diceva di stati d'animo e perplessità, si diceva di scadenze e speranze. Insomma... si diceva di un sacco di cose. Ammetto che mi sto rapidamente innamorando del sistema SMS. Ho impiegato un bel po' di tempo a vincere la diffidenza verso la nuova forma di comunicazione, è stato un procedimento lento e costellato di scetticismo: l'assoluta asetticità del medium per dirne una, o l'insicurezza che il messaggio sia effettivamente arrivato a destinazione nei tempi e nei modi da me scelti, il dubbio che il senso che avrei voluto dare al testo sia stato decodificato. In particolar modo è il terzo punto che mi ha sempre, per così dire, frenato.

Però però... il vincolo ineluttabile dei 160 caratteri (spazi compresi!) che compare in alto a destra sul display mi solletica l'ingegno, mi fa giocare con le parole e con la sintassi, mi obbliga alla sintesi o meglio: all'essenzialità. Si perché sono del tutto contrario alle abbreviazioni, alle sostituzioni di caratteri, alla frammentarietà. No, no e no.
Ho invece amore per la lingua e per le sue infinite sfumature, e scrivere in italiano corretto e completo (soprattutto completo!) mi entusiasma. E allora diventa come una nuova forma di letteratura - lungi da me la pretesa e la presunzione di aver mai scritto un qualcosa di minimamente meritevole... ma ragiono per vie ipotetiche, comprendimi - come una sperimentazione sui modi di comunicare e di trasmettere informazioni chiare riducendo al minimo gli orpelli. Ma anche questo risulterebbe più semplice se ci riferissimo ai soli messaggi di tipo "funzionale". Il bello viene quando ci si corteggia via messaggio, quando si flirta, quando si gioca un gioco di seduzione. Perché la seduzione è fatta anche e soprattutto di doppi sensi, di ammiccamenti, di cose non dette ma lasciate intuire. E fallo in 160 caratteri (spazi compresi!) se ci riesci. Mi piace.

Tutta questa lunga premessa solo per dirti che, nel caso dei nostri resoconti di taglio e cucito i fatidici 160 davvero sarebbero insufficienti. Come nelle edizioni Bignami (a proposito... esistono ancora?) la scarsa corposità del medium obbliga inevitabilmente alla parzialità e a lacune che non sono colmabili. Per cui, come faccio a raccontarti di tutto e tutti nel troppo breve spazio di un sms? Anche di due... impossibile. E poi ti dico, troppi intrighi, troppi inciuci, e troppi salti di letto perché te ne possa dare conto, anche in questa sede qua. E poi, credimi, mi diverte ma non mi interessa minimamente.

Ti racconto invece di questi cari, carissimi amici che sono scesi/saliti a trovarmi. Pensa le coincidenze... ah no, debbo farti una premessa importante.

***PREMESSA IMPORTANTE***
Da oltre tre anni mi diletto a giocare via internet un gioco di ruolo (conosci quel mondo?) e nello spazio di questi mesi ho avuto modo di conoscere davvero una marea di persone, molte inutili ma anche un numero sufficientemente valido di eccellenze. Se parlo di conoscenze "in gioco" il numero supera alcune migliaia, se parlo di conoscenze "di persona" invece siamo a non più che un paio di centinaia. Con alcuni di questi ho, ovviamente, relazioni più "strette", perché giochiamo nello stesso "gruppo". Magari ti resta oscuro il senso di tutto ciò ma, se vorrai, magari ti spiegherò meglio un'altra volta.
***FINE DELLA PREMESSA IMPORTANTE***

In pratica, succede che uno di questi amici (di milano) decide di farsi una vacanza itinerante con la propria ragazza: partenza in automobile fino a genova, imbarco per la sicilia, giro dell'isola e poi a risalire lungo lo stivale toccando varie città e, perché no? anche vari virtual-amici sparsi lungo il percorso. Il primo della lista indovina un po' chi è?
Così, quando ci scriviamo per organizzare l'incontro... beh, salta fuori che un'altra dei "nostri" ha una casa a Joppolo (assurdo vero?) e un'altra a Capo Vaticano (e qui mi sono commosso). Dato che le case sono grandi e l'amicizia altrettanto... beh, in breve un bel gruppetto di noialtri si è ritrovato quaggiù, in questi luoghi dimenticati o mai considerati. Insomma... ecco spiegate le mie piacevoli serate. Alla fine siamo usciti in otto o dieci (amici di amici... sono amici, giusto?) e finalmente ho potuto staccare un poco coi soliti discorsi farciti di banalità, di autoreferenzialità e di vita-da-villaggio e godermi un buon cocktail sul lungomare. basta poco alle volte e ti senti come rigenerato. Così è stato... in tre giorni mi sento di nuovo carico come all'inizio della stagione, meno e male e grazie mille, signori.


La mail continua con altre cose ma quelle sono private, ovviamente e tali resteranno.
Baci baci.



Un altro delirio di aronar - scritto alle: 11:41 || commenti (5)



domenica, 20 agosto 2006



Oggi ho letto un racconto scritto da un (come definirlo? ragazzo? collega? conoscente? mboh!) ... vabbeh, qualcuno che sta qui con me al villaggio. Fa l'istruttore di tennis e, ammetto, lo avevo un poco sottovalutato. Schivo, riservato e con una decisa antipatia istintiva. Invece lo conosco meglio e non è affatto male come tipo. Fuori luogo ma non per questo da biasimare, anzi.
Ad ogni conto il racconto non è affatto male, autobiografico, ma buono. E mi ha fatto venire voglia di scrivere anche a me. Perché, lo devo dire, io scrivo molto meglio. E se lo hanno pubblicato... perché non dovrebbero pubblicare anche me?
O mi sbaglio?

Ho in testa qualcosa ma non ho ancora chiara la storia. Ah si, ve lo devo confessare... sono mesi e mesi che voglio iniziare a scrivere ma non ho mai trovato la storia giusta. Mi sento come Casanova (in quel meraviglioso romanzo che è "la recita di Bolzano" di Marai) che afferma di essere uno scrittore.

- ah si? E cosa avete scritto, di grazia?
- ancora nulla, per il momento vivo e accumulo esperienza. Quando poi scriverò sarà un capolavoro.


Ecco, io la penso proprio così. Presuntuoso? Si, non l'ho mai nascosto.

Saluti, al solito.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 18:41 || commenti (6)



domenica, 13 agosto 2006



Ragazzi, ancora poco e sarà ferragosto.

Son preoccupato, ma comunque vi racconterò quello che varrà la pena raccontare.



Omaggi.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 21:21 || commenti



giovedì, 10 agosto 2006



Piove. Da ieri.

Naturalmente qui, quando piove va tutto in vacca. Non ci sono spazi coperti e soprattutto non ci sono idee.
La cosa che mi fa sorridere un bel po' è data dal fatto che il sottoscritto, di idee, ne avrebbe eccome. Ma io sono un fuoriclasse, è risaputo.
Un agosto atipico, freddino, ventoso, banale.

Aspetto il ferragosto e spero. Che migliori qualacosa.



Vi abbraccio.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 11:25 || commenti (2)



domenica, 06 agosto 2006



Ieri stavo riordinando alcuni documenti sparpagliati nelle cartelle del computer e, quasi per caso, ho trovato questo che, di sicuro, è nato come un post per queste pagine. Ha la data del 18 maggio, chissà dove diavolo ero... ci ho pensato tutto stanotte ma non mi viene in mente.
Ad ogni modo, sono convinto che sia così, lo stile con cui è scritto è assolutamente "bloggeriano" e dunque ho deciso di realizzarlo, dandogli finalmente la funzione per cui è nato.
Mi fa sentire stranamente bene, come se fossi un demiurgo che plasma e decide le sorti del mondo. Mica male, eh?

Ad ogni modo, eccolo qua:

Un altro viaggio significa un altro treno. Significa ancora una volta avere attraversato mezza italia per ritrovare i paesaggi familiari, per ritrovare le radici. Che poi, a dirla tutta, altro non è che un assaggio, un morso veloce, un fuoco fatuo. Se mi sporgo dal finestrino di questo treno regionale vedo la stazione. Solo i piloni e i marciapiedi e le panchine però, perchè di esseri umani in questa caligine di piombo e grafite, proprio non ce ne sono. D’altra parte è martedì sera e sono le nove, chi diavolo potrebbe esserci? Quando il treno riparte sono i due addetti delle FS invece che vedo muoversi - prefetto mimetismo il loro, li avevo scambiati per la colonna dell’obliteratrice - e poi di nuovo le brutte colonne e il marciapiede. Sarei potuto scendere qui, ma non posso arrivare a casa senza aiuti. Mezzi pubblici non ce ne sono a quest’ora e dipendo dalla buona volontà dei miei per un recupero alla stazione. Quindi ne scelgo un’altra, più comoda per loro, anche se è quasi mezz’ora in più di viaggio. Ventiquattro minuti per l’esattezza, in un mondo perfetto.

La gola continua a farmi un male infernale, idiota io che avrei dovuto prenderla per tempo anziché aspettare solo oggi. Ora ho dolore a deglutire, ogni volta impreco e devo stringere gli occhi. E colpi di tosse che sono spilli.

Tre stazioni ancora, poi l’auto e poi casa. Casa? Non so, di sicuro “una” casa.



Saluti, signori.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 10:00 || commenti




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