martedì, 25 aprile 2006



Potrei dire meraviglie. Potrei dire stupefacenti momenti. Potrei dire un sacco di cose, in effetti. Anche raccontare per filo e per segno la serata di ieri. Ma sono fermamente convinto che ci sono segreti che devono restare tali. Ciò che capita in certe occasioni - e che è legato senza ombra di dubbio a luoghi, attimi, persone - credo debba restare appannaggio dei soli iniziati. Di chi ha visto con gli occhi e può dire con una punta di orgoglio che "io c'ero".
Per questo mi terrò per me le considerazioni e gli eventi della festa di mia sorella (per mia sorella forse è più corretto...) ma un grazie sincero al buon Esimio Prof. Lorloc ci sta tutto. Senza di lui sarebbe stato tutto molto più piatto. E lo apprezzo a maggior ragione perché d'un tratto (lui è così: arriva, te la spara in faccia, ride e se ne va) nel mezzo di un beneamato nulla espone con leggerezza: adesso capisco perché noi abbiamo trent'anni. E questo apre a una valanga di considerazioni.

Invece ciò che voglio dire è un pensiero di ieri, di prima della festa. Di molto prima della festa in effetti.
E il titolo del post (che avrei voluto scrivere ieri nel primo pomeriggio ma poi mi son perso e vabbeh...) sarebbe stato:

LA SPILLA DEL CLUB
Vedo al TG1 l'intervista ai rappresentanti eletti alla Camera e al Senato dal voto degli italiani all'estero. Mi fa sorridere perché, nonostante tutto, c'è ancora un fortissimo taglio demagogico in tutto questo, fatto di scelte di inquadrature, esposizioni, tagli alle parole e contestualizzazioni. Sono codici che però non tutti sanno leggere, ed è ovvio, perché sennò tutto il lavoro di rincoglionimento berlusconiano non potrebbe attecchire. Ma su questo han parlato altri e ben più titolati del sottoscritto.
Comunque, per esser brevi: l'eletto (sembra Matrix... paura, eh?) per il centro.sinistra è un panettiere. Un grosso panettiere, e che dunque è un imprenditore, giusto? Bene, non sembrava, intervistato spesso di spalle, molti piani sulle pagnotte fumanti, sulla quotidianità di un lavoro fatto con le mani. L'eletto del centro.destra è un avvocato, cammina per la city, è inquadrato a piano americano o primo piano, ventiquattrore in mano e profilo volitivo. Uno che è abituato a usare la testa e a decidere. Questo il messaggio subliminale che passa, non ci sono cazzi.

Poi, se guardi bene, sulla giacca dell'avvocato... c'è la spilla di forza italia! Ma io dico... la spillina del club. Diceva bene Benigni: sembra il club di topolino. Ma che roba, mi ha messo una tristezza addosso che non vi dico. E poi, se solo qualcuno si sforzasse di leggere bene, allora non si può non cogliere come dal taglio demagogico e deviante della doppia intervista si può ricavarne il messaggio esattamente contrario.
Primo: negli Stati Uniti... a qualcuno frega qualcosa se l'avvocato va in giro con la spilla del club? Io non credo che la indossi tutti i giorni, sarebbe palesemente ridicolo. Allora che scopo aveva l'indossarla per l'intervista? Ah si, ora ci sono. Tu, caro il mio avvocato, la testa la usi per memorizzare cosa e quando dire ciò che altri ti impongono. Che schifo, mi sa di ridicolo. E il panettiere? Lo apprezzo di più, almeno è uno che sa cosa vuol dire alzarsi tutti i giorni mentre gli altri dormono, farsi un culo così e poi fare la spesa.
Il panettiere opera il miracolo alchemico della trasmutazione, l'avvocato la sottile arte del raggiro.
A chi darei la mia fiducia?

Pensateci un poco.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 17:48 || commenti



sabato, 22 aprile 2006

Evoluzioni

Quando dicono che scrivo bene mi incazzo come un'ape.

E vado a declinare il concetto. Oggi, mentre a tavola stavo combattendo con un piatto di spaghetti alla Bombolo, mi sono lasciato rapire da un pensiero. Più che altro da un tarlo di pensiero.
Fra il sapore delicato della cipolla rosolata e il filante sapido del grana fuso, consideravo che quella della scrittura è un'Arte difficile, sottile, fatta in punta di cesello. Che il Poeta è colui che con le parole sa disegnare un mondo, è colui che in poche righe ti porta dove vuole. Coincidenze: leggo (dopo mangiato, è chiaro) e ritrovo un'idea simile in bocca ad uno dei detenuti di Rebibbia: il Tonchino. Dice che: "la poesia mi aiuta a ricordare che sono un Uomo". Bello eh? Nello specifico lui parla di Pasolini ma non è questo il nodo cruciale. Il punto è che a saper scrivere... eh beh, non è mica per niente facile.
Allora ripenso ai cantautori, quelli che ho ascoltato tanto e da cui mi sono lasciato prendere per mano. E ho ripensato ad un aspetto che mi sempre affascinato: la capacità di saper condensare o di saper dilatare. Partire da una tradizione e mettertela li, che non ci avevi mica pensato in quei termini.

In particolare c'è questa filastrocca, che mi ha dato sempre del filo da torcere. Si intitola:
VOLTA LA CARTA

La donnina che semina il grano
volta la carta e si vede il villano.
Il villano che zappa la terra
volta la carta e si vede la guerra.
La guerra con tanti soldati
volta la carta e si vede i malati.
I malati con tanto dolore
volta la carta e si vede il dottore.
Il dottore che fa la ricetta
volta la carta e si vede Concetta.
La Concetta che fa i brigidini
volta la carta e ci sono i bambini.
I bambini che van per i campi
volta la carta e si vedono i lampi.
I lampi che fanno spavento
volta la carta e si vede il convento.
Il convento coi frati in preghiera
volta la carta e si vede la fiera.
La fiera con burle e con lazzi,
volta la carta e si vedono i pazzi.
I pazzi che cantano a letto
volta la carta e si vede lo spettro.
Uno spettro che appare e va via
volta la carta e si vede Lucia.
Lucia che fa un vestitino
volta la carta e si vede Arlecchino.
Arlecchino che fa gli sgambetti
volta la carta e ci sono i galletti.
I galletti che cantano forte
volta la carta e si vede la Morte.
La Morte che falcia la gente
volta la carta e non si vede più niente.


Ecco, me la sono sempre immaginata come una roba tipo la zingara che legge i tarocchi, e che mano a mano ti racconta un mondo in divenire ed io ero di volta in volta spettatore, attore, oggetto ma sempre distaccato. Una specie di Mr. Scrooge per intendersi. Che inevitabilmente prende coscienza del finale amaro. Eh si, son belle bastardelle le filastrocche!
Poi, poco più grande, ascolto il concerto dal vivo di De Andrè (quello storico, con la PFM) e vi lascio solo immaginare la mia faccia da bimbo stupito quando al grido di "Branca Branca Branca... Leon Leon Leon!" seguono fischio da pecoraro e scacciapensieri a fare da bordone ad introdurre questa:
VOLTA LA CARTA

C'è una donna che semina il grano
volta la carta si vede il villano
il villano che zappa la terra
volta la carta viene la guerra
per la guerra non c'è più soldati
a piedi scalzi son tutti scappati

Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
carabiniere l'ha innamorata volta la carta e lui non c'è più
carabiniere l'ha innamorata volta la carta e lui non c'è più.

C'è un bambino che sale un cancello
ruba ciliege e piume d'uccello
tirate sassate non ha dolori
volta la carta c'è il fante di cuori.
Il fante di cuori che è un fuoco di paglia
volta la carta il gallo si sveglia

Angiolina alle sei di mattina s'intreccia i capelli con foglie d'ortica
ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte in mezzo alle dita
ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte intorno alle dita.

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
gli inzucchera il naso di torta di mele
Mia madre e il mulino son nati ridendo
volta la carta c'è un pilota biondo
Pilota biondo camicie di seta
cappello di volpe sorriso da atleta

Angiolina seduta in cucina che piange, che mangia insalata di more.
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira veloce che parla d'amore
Ragazzo straniero ha un disco d'orchestra che gira che gira che parla d'amore.

Madamadorè ha perso sei figlie
tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
paga il riscatto con le borse degli occhi
Piene di foto di sogni interrotti

Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa e canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria!



Capito che roba? E la filastrocca è la stessa, riletta, riscritta, citata. Ci mette nel mezzo pure Madama Dorè e cambia (forse) il finale. Che non è amaro, ma nemmeno dolce in effetti. Come gli spaghetti alla Bombolo.
E poi mi dicono che scrivo bene.

Zzzzz Zzzz ZZZZzzzzzzz


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 17:43 || commenti (5)



venerdì, 21 aprile 2006



Chiaro: ho deciso di scrivere un blog con la regola inderogabile che non avrei parlato di me. E se è inderogabile non si deroga, è evidente.
Eppure alle volte ci sono momenti, come questo, in cui scrivere sarebbe molto comodo, aiuterebbe senza dubbio a sublimare certe emozioni troppo forti e squadernare i pensieri nero su bianco (o blu su nero, non facciamo troppo i pignoli, eh!) farebbe buon gioco nell'oggettivarsi e prendere una decisione.
Sarebbe, aiuterebbe, farebbe... ebbe... ebbe... ebbe... i condizionali sono come gli ismi, non si capisce mai dove diavolo vogliano portarti. O almeno io non lo capisco. Di sicuro per uno che non li sa gestire ce n'è un altro che ci sguazza bellamente. Sei forse tu che mi leggi?

E allora di cosa dire? Che se non posso dire di me, è pur vero che devo scrivere qualcosa. Quindi vi dirò che se guardo fuori, il cielo e le piante e gli animali e il vento e gli stramaledetti pollini che mi fanno allergia mi dico che "si. Aprile è il mese che mi somiglia di più".

- Come dite? Non è un granché come post? Non è mica vero, leggetevi il blog di Proust e poi fate un confronto.
- Come dite? Proust non aveva un blog? E vabbeh, ma allora siete davvero pignoli, eh!


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 19:41 || commenti



giovedì, 20 aprile 2006



Ecco, ero partito per scarabocchiare queste pagine con qualcosa che avevo in mento da ieri sera.
Poi apro la posta e leggo questo:

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Cari Tutti,

questa mia per dare una breve presentazione di Riccardo Bernini, da oggi, prima ancora che trasgressivo frontman degli Azienda Leader nel Settore, nuovo Acusmatico di UPICUPDS, afferente al Moderatore Unico. Benvenuto davvero.

Qualche breve notula biografica, a meglio inquadrare il nostro: nasce nel 1975 nella rigogliosa campagna toscana, in provincia d’Arezzo, in una famiglia straordinaria. Mutua dalla mamma la serenità e l’amore per il mondo e dal babbo il talento e l’arte della luciferina bischeraggine. A latere, una notevolissima sorella arabologa, di cui si dirà, forse, se fate i bravi, in altri momenti. L’infanzia è un percorso felice (tutt’altro che concluso) tra sfilate del Carnevale e della Banda del paese, studi di musica, salumi fatti in casa (Padre lonzino e Sorella coppa) e tardive scoperte del proprio corpo. Questo background antropologico, prima ancora che culturale, quasi naturalmente lo voca allo stronzismo. Sono gli anni delle partenze estive nei villaggi turistici, che lo vedono cavalcare in lungo ed in largo la penisola, lasciando in ogni dove tracce biologiche di sé. Proprio nell’ultimo anno del suo vagare, avviene l’incontro con l’umile scrivente, che annota l’evento tra le cose gaie della propria vita. Il resto è Storia: il successo planetario della Gnometto Band, la fila di personal fluffers fuori dai camerini, le vagine rifiutate a carriole per pura e semplice noia.

Principalmente è un colto uomo di teatro, per studi, vocazione e talento, oggi in scena quale elegante piazzista in conto terzi di pittura italiana del Novecento. Professionista d’alto livello, ha addirittura espresso un’incipiente calvizie per ottenere perfetta credibilità nel ruolo. Gli ALS sperano diventi stabilmente il loro cantante.

È colui con il quale farò qualcosa di bello ed importante e gli voglio molto bene.

Il Moderatore Unico
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Si può sperare in qualcosa di meglio dalla vita? Io credo proprio di no.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 10:57 || commenti (1)



martedì, 18 aprile 2006

Metti la Pasquetta...

...che è quasi sempre un'avventura. Anche stavolta è andata un poco a ramengo ma di certo non si può dire che sia stata noiosa o banale.

La scena è la stessa da che io mi ricordi; ogni anno ci troviamo alla mattina al parcheggio e, guardandosi negli occhi (assonnati perché è sempre troppo presto) ci si chiede: dove si va? Dopo il vuoto assoluto, si decide per la colazione (da Bossolino) e davanti a cappuccio e cornetto la decisione in genere matura. Quest'anno si è scelto di visitare la bella Civita di Bagnoregio, la città che muore. Daccordo, mi prendo le mie responsabilità... l'ho proposta io. Così partiamo e via, verso Civita. Naturalmente siamo arrivati a Civita Castellana, che per quanto caruccia, non c'entra una beneamata fava.

Ergo, visitiamo in fretta la Civita sbagliata e si riparte verso quella che avremmo voluto. Quando però siamo a Viterbo la fame ha avuto ragione dei più e si è deciso (ma chi ha deciso qua??? Ecco il dilemma, nessuno!) di fermarsi per il pranzo. Tutto chiuso, difficile da credere. Vabbeh, alla fine si è trovato, non vi dico la lentezza esasperante per pranzare (due ore e mezza!) e trascuro quanto è stato detto. Però che risate non saprei dire. Mi sono letteralmente piegato in due e va bene così.

Infine alla Civita agognata ci si è arrivati: bellissima, come me la ricordavo. Si è ri-mangiato e poi tutti a casa. Stanchi, sfiniti, e un'altra bella pasquetta è da annotare fra gli annali.
Stamani piove, accidenti, e io devo andare a suonare in processione. Umpf! Mi infradicerò e la cosa non mi piace affatto.




Un altro delirio di aronar - scritto alle: 10:59 || commenti



domenica, 16 aprile 2006

I fili della memoria

Sono quelli che ci legano indissolubilmente a fatti, luoghi, persone. Sono tessuti di aneddoti, di occorrenze, di ricordi indelebili. Sono quelli che formano la nostra identità. Oggi è pasqua e questo non è un fatto meritevole d'esser menzionato qui, ben altri e in altre sedi lo hanno fatto presente. Ciò che invece vale la pena scrivere è che in questa pasqua mio pade ha spento 50 (cinquanta) candeline. Non anagrafiche ma "artistiche". Sono 50 pasque che suona con orgoglio nella banda del paese. Dico... cinquant'anni di banda, è un bel traguardo!
Per cui stamani si è festeggiato un poco più del solito e la celeberrima colazione musicale è stata un po' più commossa del solito. Fra l'altro per l'occasione (e non c'è ovviamente stato nemmeno il bisogno di dirselo, certe cose vanno da sole) ha suonato nuovamente il tamburo, cosa che non faceva da... boh? dieci anni? Non saprei. Comunque l'ho visto emozionato, lo sentivo suonare seguendo la scia dei ricordi, mettere pathos nella "sua" marcia e rifare il passo che si usava una volta. Non era un caso, lo ha fatto di proposito. Peccato che certe sfumature le abbiano percepite forse in pochi o forse soltanto io.

Si possono tenere dei ricordi in punta di bacchetta? Io sono convinto di si. Così come giuro che conserverò come il più prezioso dei cimeli quel paio di bacchette in ebano che hanno almeno un secolo di vita e che mio padre mostra con orgoglio solo ai pochi che superano l'esame di ammissione alla cerchia.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 17:04 || commenti (1)



mercoledì, 12 aprile 2006



Avevo promesso, vero?

Bene, significa che mi impegnerò a resocontare ciò che fu, ciò che è, ciò che sarà. E con questo poi ritenere chiuso il capitolo "Marilleva".

Allora, per cominciare le impressioni umane, per così dire. Il Valtur di Marilleva è un mondo a parte e sono certo di non esagerare affatto quando dico così. Un conglomerato di cemento (di brutto cemento) al cui interno coesistono a fatica qualcosa come un migliaio di persone, le più disparate. Di queste almeno un duecento sono il personale che manda avanti la baracca e che non sono ghettizzate (nel senso esclusivamente spaziale del termine, per carità) in un'ala o in un piano dell'edificio. Macchè, ci sono infiltrati a tutti i livelli, una figata.
Di tutti questi, ovviamente, alcuni sono rimasti più impressi di altri nella memoria del sottoscritto: in parte perché ho avuto modo e occasioni per stringere maggiore confidenza, in parte perché li ho ritenuti più indicati di altri, in parte perché ci ho letteralmente convissuto. Insomma... diciamo che di un buon 50% nemmeno conosco i nomi, e la cosa di solito mi infastidisce. In questo caso no, sono convinto ancora di non essermi perso tutto questo granché. Potrei e vorrei citarveli uno ad uno ma sarebbe molto lungo, moooolto lungo e quindi che faccio? Li lascio all'oblìo mediatico? Li cito per gruppi di appartenenza? Vado per la seconda, quindi eccoli qua: la boutique (tutti tranne una), il front office (tutti tranne una), lo sport (al 30%), la clinica sci (al 50%), il miniclub (al 10%), l'animazione tutta (e vabbeh, per forza...), la gestione, la manutenzione, la cucina, la sala... insomma un bel po'.

Mi porto a casa un sacco di bei ricordi, qualche dozzina di robuste incazzature e anche un paio di amare delusioni. Un bel ventaglio di emozioni senza dubbio ma che, al conto finale, fanno pendere l'ago della bilancia verso la scritta positivo.

Poi ho migliorato di molto la mia sciata e ne sono proprio soddisfatto. In tutta la stagione ho contato una decina di cadute (e tutte belle cadute) ma sono uscito tutto intero, mica male!

Venendo al lavoro (guai a chi ride!!!) invece dico che l'esperienza è stata interessante, e per certi aspetti anche piuttosto formativa. Mi sono fatto un'idea più precisa di cosa mi aspetterà e mi sono deciso a tenere botta e continuare a fare 'sto mestiere. Almeno per un altro po'... ora non si pretenda troppo dalla mia irrequietezza/irrequietudine. Abbiamo messo in cantiere tante piccole cose che sono certo avranno un loro sviluppo nel tempo e di cui, magari, vi darò notizia ogni volta che se ne presenterà occasione e spunto.

Invece ho letto poco rispetto ai miei standard, ma non c'erano librerie e i pochi libri che ho avuto li ho presi via web, ma con dei tempi di spedizione davvero troppo dilatati e mi sono un poco scoraggiato a riguardo. Però ho avuto il buon Corto Maltese a tenermi compagnia e poi in seconda battuta Paz. Davvero dei piacevoli compagni di giornate.

Con questo chiudo Marilleva, e l'intero capitolo di questa lunga, lunghissima stagione invernale.
Non mi chiedo se avrà appassionato voi, o cari lettori, neppure la metà di quanto abbia appassionato me. E del resto sarebbe curioso se ciò fosse accaduto.


Come detto già precedentemente, se mi affaccio alla finestra lo skyline che vedo è quello della mia campagna. Per cui, basta neve e benvenuta primavera. ETCIU'!!! (scusate, sono allergico...)


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 17:30 || commenti (1)





Ora, di fatto mi trovo leggermente in imbarazzo.
Per un paio di - ritengo validi - motivi almeno.

Il primo di questi è sicuramente dovuto al mio mancato commento sull'andamento delle elezioni. Commento che ho deciso di risparmiarmi dacchè non ho mica ancora digerito lo smacco di aver visto l'Italia ridotta così. Cantava bene Battiato: ...povera patria...

Il secondo è che quando qualcuno che conosco inciampa nel mio blog mi metto 'o scuorno direbbe Pulcinella. Ultimo in ordine temporale è l'esimio e stimato (prof.) LorLoc che è rimasto intrappolato fra le maglie della mia rete. Fra l'altro per via di una segnalazione fatta tempo addietro circa l'eccellente suo blog. E solo adesso mi sono reso conto che, causa ottusità di un certo signor firewall, non avevo altresì linkato fra i meritevoli. Rimedio al volo e così sia.

E adesso a noialtri, miei carissimi.
Aspettavo la mezzanotte perché fosse esattamente una settimana dal mio rientro a casa. E, cosa assai curiosa, pare sia passato un mese o qualcosa del genere. E' impressionante davvero. Avrei da raccontare un sacco di belle cose, un sacco di belle banalità, un sacco di belle persone.
Ma se, come adesso, si ha nelle orecchie la voce roca e ipnotica di Tom Waits, mi dite come si può scrivere qualcosa di sensato?

Per cui rimando a domani in mattinata, e prometto un post lunghisimo e appassionato. Coi bilanci, le pagelline, e tutto il resto.
Ho promesso in grassetto. Vale doppio.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 00:40 || commenti



giovedì, 06 aprile 2006



Così sono di nuovo a casa, Un'altra avventura è finita e non so perché mi sento una specie di Peter Pan. attenzione però: non perché io mi stia rifiutando di crescere, non mi pare di farlo con consapevolezza per lo meno, quanto piuttosto perché mi pare davvero che sia tutto una specie di avventura. Adesso se guardo fuori dalla finestra non sono più le creste rocciose delle belle Dolomitit a farmi da cornice al cielo terso del Trentino e non c'è la neve a riflettere e amplificare il lucore della luna. Se mi affaccio adesso vedo la cupola di Santa Vittoria che si adagia dolcemente sulle morbide linee della collinetta, vedo i campi coltivati e quelli da coltivare, vedo le luci degli altri paesi. E il silenzio innaturale di casa mia, rotto solo ogni tanto dal passare di una macchina sulla strada accanto.

Mi secca un bel po' avere lo scaner guasto, avrei volentieri condiviso con voi una cosa molto bella. Una pergamena, che è una cretinata ad essere sinceri, ma è una cretinata che mi riempie di gioia, di gioia semplice ma genuina. C'è scritto: un ringraziamento infinito a (me) per tutto ciò che ha fatto in questo carnevale. L'ha voluta il Presidente del Cantiere di Bombolo. Ah già... non sapete ma a Foiano ancora si festeggia il Carnevale. Cioè, si festeggia al nostra vittoria. Assurdo ma: mi chiama il PresidEnzo (io stavo già cenando coi miei...) per avvisarmi che c'è una cena del cantiere. Offerta da Danilo che ci tiene un sacco e la mia presenza sarebbe assai gradita. Facile: mi alzo da tavola e mi avvio all'altra tavola.

Ma come si fa a raccontare certe cose? Come faccio a spiegarvi che 16 (i punti con cui abbiamo vinto) più 12 (gli anni che abbiamo mancato la vittoria) fa 28 e che è il numero esatto di cene che si faranno nelle prossime settimane? A cenare tutti i sabato sarebbero 7 mesi di festa... dico, mica roba da ridere eh!
E come si fa a raccontare le facce di quelli che stasera erano a cena? Come ve lo descrivo il ticco, il dottorino, carnaccia, saccottino, bodo, il pecchio, catorcio, il mago, bollore... come si fa? Vorrei avere le capacità, e il tempo anche. Ma odio i post troppo lunghi e quindi vi lascio solo intuire.

E poi - permettetemelo - un moto di soddisfazione personale: ce l'ho fatta. Al diavolo tutti, ce l'ho fatta. Sono in piedi e da adesso si comincia una nuova vita.


Un altro delirio di aronar - scritto alle: 01:09 || commenti (1)




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